lunedì, ottobre 27, 2008

Consigli per chi ha ancora la capacità di ragionare: Diffidate da chi già ci ha truffato!!

Come insegnante ho partecipato allo sciopero indetto dai Cobas il 17 ottobre e parteciperò giovedì 30 ottobre allo sciopero della scuola e alla manifestazione di Roma indetti da Cgil-Csil-Uil-Gilda -Snals però so bene che quest'ultimo tentativo di difesa dei nostri diritti prima di arrivare al precipizio non dovrà essere condizionato né da partiti né da sindacati
bisogna partire da zero altrimenti quest'ultimo movimento verrà addomesticato come fecero l'attuale sinistra arcobaleno con il movimento no-global e la cgil di cofferati con i 3milioni dell'art.18
all'assemblea sindacale di settimana scorsa i bravi sindacalisti sbraitavano che c'è la necessità di occupare piazze, stazioni ed autostrade però legalmente!!??
peccato che hanno indetto uno sciopero che se non fosse stato x gli studenti si sarebbe svolto a giochi già fatti...
si sentono in pericolo anche loro, perché quando la cosa è spontanea e non controllata fa paura a tutti quelli che sono abituati a controllarci, fa paura ai padroni...
riporto un articolo preso dal blog di grillo riguardo alla mega truffa organizzata per rubare ai lavoratori il TFR

http://it.youtube.com/watch?v=Xd45zmzCMOg

Chi ha tenuto il suo TFR in azienda ha avuto un rendimento del 3,5%. Chi, seguendo il consiglio dei sindacati, dei partiti e dei promotori finanziari, lo ha investito nei fondi pensione ha perso circa il 20%. Ed è solo l'inizio. Con la Borsa in picchiata, per i futuri pensionati la liquidazione servirà per il cappuccino e il becchime per i piccioni. Sindacati, Confindustria, Partiti e Banche si sono inghiottiti un altro tesoretto. Non rimane più quasi nulla da spolpare al cittadino. Possono solo taglare i servizi, la Scuola, la Polizia, la Sanità fino all'epilogo delle pentole argentine.

"Se lavori nel settore privato ed entro fine giugno non dici nulla, il tuo TFR finirà nel risparmio gestito. Un’avventura da far tremare i polsi. Da vent’anni i fondi comuni fanno perdere soldi. E i fondi pensione sono pronti a ripetere gli stessi disastri. Il silenzio assenso è una trappola. Cambiano le carte in tavola senza chiedere nulla. E’ il gioco delle tre tavolette con i soldi di una vita. Non è vero che costruiscono una pensione integrativa: danno il TFR in pasto all’industria del risparmio gestito." Beppe Grillo, 6 giugno 2007.

Leggete la lettera di Beppe Scienza, matematico, studioso del risparmio e della previdenza integrativa.

Tre milioni di italiani in carcere, di Beppe Scienza
"Per gli italiani la previdenza integrativa è come una prigione. Sindacati ed economisti di regime (Marcello Messori, Giuliano Cassola, Elsa Fornero ecc.) gli hanno tirato un brutto scherzo coi fondi pensione. Circa tre milioni di lavoratori hanno rinunciato al loro TFR e ora sono ingabbiati per sempre. Per giunta presi in giro da chi voleva arricchirsi alle loro spalle, come la società di gestione Anima che aveva l’impudenza di affermare: “L’investimento in un fondo pensione è una scelta intelligente”. Si è visto che razza di scelta è stata: dall’estate del 2007 una batosta dopo l’altra.
La trappola è scattata a giugno dell’anno scorso. Da allora è andata prima male e poi malissimo nel 2008. Ne sanno qualcosa i lavoratori chimici (fondo Fonchim) che a fine settembre perdevano il 14,8% da inizio anno, i metalmeccanici (fondo Cometa) con un risultato negativo del 10% o i ferrovieri (fondo Eurofer) con un deficit del 17%. Questi sono i minus delle linee azionarie, ma anche le altre hanno fatto peggio del TFR.
Però la cosa più grave è la mancanza di libertà. Chi ha aderito a un fondo pensione, soprattutto per le insistenze dei sindacati, è come condannato a vita. Finché lavora, il suo TFR continuerà a finire lì, volente o nolente. Ma anche andando in pensione otterrà soltanto la semilibertà. Metà di quanto si sarà salvato (il cosiddetto montante), non potrà ritirarlo perché verrà convertito in una rendita, a condizioni decise da altri.
Purtroppo non può neanche sperare nella grazia del Capo dello Stato. Per la previdenza integrativa non è prevista. In compenso ogni due anni può cambiare cella. Cioè può passare per esempio da una linea azionaria e a una garantita, restando nello stesso fondo. Peccato che tali garanzie sia solo propaganda, con linee “garantite” in negativo del 3% da inizio 2008 (fondo Fonchim)! Volendo può anche cambiare prigione. Cioè non solo la linea di gestione, ma anche il fondo. Non può però riacquistare la libertà: l’ergastolo è l’ergastolo!
È rimasto in libertà solo chi si è tenuto il TFR. Tranquillo e sicuro, lo vede crescere giorno dopo giorno (circa +3,5% da inizio 2008). Se cambia lavoro o va in pensione lo riceve tutto subito; ed è libero di farne cosa vuole.
Quindi ha fatto bene chi ha ascoltato i consigli di Beppe Grillo, i miei o anche di Famiglia Cristiana.
Per altro la faccia tosta dei sindacati non ha limiti. Non contenti delle figuracce collezionate col fondo per la scuola (Espero), pochi giorni fa Cgil, Cisl, Uil ecc. si sono incontrati per farne partire due per coprire tutto il settore pubblico (Sirio e Perseo). Sembra una barzelletta." Beppe Scienza

lunedì, ottobre 20, 2008

L'ipotesi di Calamandrei

"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"

(in Scuola Democratica, 20 marzo 1950.)

fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Calamandrei

ORA BASTA!

La manifestazione di venerdì 17 ottobre 2008 a Milano ha visto rinascere la speranza di potersi riappropriare di un futuro che è e deve essere nostro.
Ho sfilato al fianco degli studenti universitari e ho potuto rivedere, dopo parecchi anni, la voglia e la rabbia di questi grandi giovani di voler costruire una società nuova, che li possa vedere protagonisti, e non marionette da usare ad uso e consumo da parte dei potenti di turno.
Abbiamo gridato senza paura di nessuno la verità di come stanno le cose.
Abbiamo gridato il nostro NO a regalare i nostri soldi alle banche per rimediare alle loro crisi.
Abbiamo gridato al governo il nostro NO alle loro riforme di aumento dello sfruttamento, ai loro tagli all’istruzione pubblica per demolirla.
Abbiamo gridato il nostro NO alle propagande fasciste fatte di grembiulini, voti in condotta e classi per stranieri.
Abbiamo gridato il nostro NO alle ultime dichiarazioni del ministro del Welfare Sacconi di voler riformare il diritto di sciopero.
Abbiamo gridato il nostro NO alle università controllate dai rettori e dai docenti, senza nessuna possibilità per gli studenti di interferire nelle decisioni che li riguardano in primis.
Abbiamo gridato il nostro NO a una classe politica mafiosa e corrotta di destra e di sinistra che non ci rappresenta e ci tiene sempre più schiavi del loro sistema.
Abbiamo gridato il nostro NO ai loro pacchetti sicurezza fatti per impaurire le persone e per controllare meglio i loro traffici mafiosi e camorristici.
Abbiamo gridato il nostro saluto al fratello Abba ucciso ferocemente da pazzi criminali.
Abbiamo gridato il nostro saluto al giornalista Roberto Saviano, esempio di coraggio come pochi ormai in Italia.
Abbiamo gridato il nostro NO ad una classe giornalistica leccapiedi e serva dei padroni.
E con noi hanno sfilato i lavoratori del pubblico impiego, le maestre e i maestri delle elementari con i loro bambini. Mancavano molti docenti, in particolare quelli universitari, e questo fa male, è un male perché non è possibile che coloro che dovrebbero essere gli educatori e sostenitori di questi ragazzi si facciano da parte in momenti di crescita come questi. E’ in particolare su queste tematiche che dovrebbero confrontarsi con i loro studenti e non nascondersi miseramente dentro le mura di un’aula.
Siamo stanchi, vogliamo che la gente si riprendi tutto quello che le hanno tolto, a partire da una coscienza che sembra che si sia nascosta tra lo sconforto e le fatiche quotidiane.
Vogliamo ricominciare a ricostruire un nostro futuro partendo dal basso, partendo dagli studenti e dai lavoratori che non hanno ancora la mente imbalsamata dal loro sistema.
Vogliamo avere un Paese dove la cultura sia libera da controlli e sia gratuita.
Vogliamo una cultura democratica che ci possa far crescere, che ci renda responsabili e ci offra le possibilità per decidere quali dovranno essere le scelte da fare per migliorare il nostro Paese e non che ci indottrini per un mondo del lavoro fatto su misura per robottini al servizio dei padroni.
Vogliamo dei salari dignitosi e un lavoro sicuro per noi e per coloro che nasceranno.
Siamo stanchi di menzogne e di essere dei personaggi co-storici, vogliamo fare la storia, la nostra storia: ORA BASTA!