domenica, maggio 25, 2008

Due lupi affamati e una Cappuccetto Rosso

LE RIFLESSIONI DI FIDEL
Due lupi affamati e
una Cappuccetto Rosso

Un’idea fondamentale occupa la mia mente dai miei vecchi tempi di socialista utopico. Partiva da niente, con le semplici nozioni del bene e del male inculcate ad ognuno dalla società in cui nasce pieno d’istinti e carente di valori, quelli che i genitori e soprattutto le madri cominciano a seminare in qualunque società ed epoca.

Dato che non ho avuto un precettore politico, l’azzardo e la casualità furono componenti inseparabili della mia vita.

Ho acquisito un ideologia per mio conto dall’istante in cui ho avuto la possibilità reale di osservare e meditare sugli anni che vissuto bambino, adolescente e giovane studente.

L’educazione divenne per me lo strumento per eccellenza di un cambio nell’epoca che mi è toccato vivere e dalla quale dipenderà la stessa sopravvivenza della nostra fragile specie.

Dopo un lunga esperienza, quel che penso sul delicato tema è assolutamente coerente con questa idea. Non devo chiedere scusa, come preferiscono fare alcuni, per dire la verità anche se è dura.

Due mila anni fa Demostene, oratore greco famoso, difendeva con ardore nelle pubbliche piazze una società nella quale l’85% del persone erano schiave o cittadini che mancavano d’uguaglianza e diritti, come cosa naturale.

I filosofi condividevano questo punto di vista. Da lì sorse la parola democrazia. Oggi si dispone di un enorme risorsa di conoscenza, le forze produttive si sono moltiplicate infinitamente e i messaggi attraverso i media di massa si elaborano per milioni di persone.

La stragrande maggioranza, stanca della politica tradizionale non vuole sentirne parlare. Gli uomini pubblici mancano della fiducia, quando più la necessitano i popoli di fronte ai rischi che li minacciano.

Quando si è disgregata la URSS, Fukuyama, cittadino nordamericano d’origine giapponese, nato ed educato negli Stati Uniti laureato in un’università di questo paese, scrisse nel suo libro “La fine della storia: l’ultimo uomo”, che molti sicuramente conoscono perchè fu molto propagandato dai dirigenti dell’impero si era trasformato nel falco dei neo conservatori e promotore del pensiero unico.

Secondo lui sarebbe restata una sola classe: quella media nordamericana.

Gli altri, penso io, eravamo condannati a divenire mendicanti.

Fukuyama è stato un deciso sostenitore della guerra contro l’Iraq, come il vice presidente Cheney e il suo gruppo scelto. Per lui la storia finisce con quel che Marx vedeva come la fine della preistoria.

Nella cerimonia inaugurale del V Vertice America Latina, Caraibi e Unione Europea, che si è svolto in Perù il 15 maggio, si parlava in inglese, tedesco ed altre lingue europee senza che parti essenziali dei discorsi si traducessero per le televisioni alla spagnolo o al portoghese, come se in Messico, Brasile Perù, Ecuador e altri paesi, come se gli indigeni, negri, meticci e bianchi, più di 550 milioni de persone,poveri nella maggioranza, parlassero inglese, tedesco o altre lingue straniere.

Adesso si parla con elogi della grande riunione di Lima e della sua Dichiarazione Finale. Tra le altre cose là si e dato ad intendere che le armi che un paese acquista perchè minacciato di genocidio dall’impero, come avviene con Cuba da molti anni e ora con il Venezuela, non si differenziano eticamente da quelli che usano le forze repressive per reprimere i popoli e difendere gli interessi dell’oligarchia alleata allo stesso impero.

Non si può trasformare una nazione in una merce e tanto meno compromettere il presente e il futuro delle nuove generazioni.

La IV Flotta non è stata menzionata, ovviamente, nei discorsi che si sono sentiti in TV, trasmessi da quella riunione, come una forza d’intervento e di minaccia.

Uno dei paesi latino americani lì rappresentati ha appena eseguito manovre combinate con le portaerei degli Stati Uniti di tipo Nimitz, dotate di ogni genere di armi di sterminio di massa.

In questo paese pochi anni fa le forze repressive fecero sparire, torturarono e assassinarono decine di migliaia di persine. I figli delle vittime furono espropriati dai difensori delle proprietà dei grandi ricchi. I loro leaders principali cooperarono con l’impero nelle sue sporche guerre.

Avevano fiducia in quell’alleanza.

Perchè cadere di nuovo nella stessa trappola?

Anche se è facile capire di che paese si tratta, non lo voglio nominare perchè è una paese fratello.

L’Europa, che in questa riunione ha alzato una voce cantante, è la stessa che ha approvato la guerra contro la Serbia, la conquista degli Stati Uniti del petrolio dell’Iraq, i conflitti religiosi nel Vicino e Medio Oriente, le prigioni e gli atterraggi segreti, i piani di tortura orrendi e gi omicidi fomentati da Bush.

Questa Europa condivide con gli Stati Uniti le leggi extraterritoriali che violano la sovranità degli stessi territori, incrementano il blocco contro Cuba e ostacolano l’accesso alle tecnologie, alle componenti e anche ai medicinali per il nostro paese. I suoi mezzi pubblicitari si associano al potere mediatico dell’impero.

Quel che si è detto nella 1ª Riunione dell’America Latina con l’Europa, che si era svolta a Rio de Janeiro, mantiene tutta la sua vigenza.

Non è cambiato niente da allora, se non le condizioni obiettive che rendono sempre più insostenibile l’atroce sfruttamento capitalista.

L’anfitrione della riunione è stato al punto di far cadere gli europei dalle loro caselle, quando nella chiusura ha elencato alcuni punti proposti da Cuba:

1.Condonare i debiti dell’America Latina e i Caraibi.

2.Investire ogni anno nei paesi del Terzo Mondo il 10% di quel che spendono nelle attività militari.

3. Eliminare gli enormi sussidi dati all’agricoltura che competono con la produzione agricola dei nostri paesi.

4.Assegnare all’America Latina e ai Caraibi la parte che corrisponde agli impegni dello 0,7% del PIL.

Per le facce e gli sguardi, ho osservato che i leaders europei hanno inghiottito a secco per alcuni secondi. Ma perchè amareggiarsi?

In Spagna è anche più facile fare discorsi vibranti e meravigliose dichirazioni finali. Si era lavorato molto e finalmente arrivava il banchetto.

Non c’era sulla tavola la crisi alimentare! Abbondavano le proteine e i liquori!

Mancava solo Bush, che stava lavorando instancabile per la pace in Medio Oriente, come gli è abituale.

Era scusato, viva il mercato!

Lo spirito dominante dei ricchi rappresentanti dell’Europa era la superiorità etnica e politica. Tutti erano portatori del pensiero capitalista e consumista borghese ed hanno parlato ed applaudito in nome di questo.

Molti hanno portato con sè gli imprenditori che sono il pilastro e il sostegno “dei loro sistemi democratici garanti della libertà e dei diritti umani”.

Si dev’essere esperti in fisica delle nuvole per comprenderli.

Attualmente gli Stati Uniti e l’Europa competono tra di loro e contro di loro per il petrolio, le materie prime essenziali, i mercati e a questo si somma adesso il pretesto della lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato che loro stessi hanno creato, con la vorace e insaziabile società del consumo.

Due lupi affamati camuffati da buone nonnine e una Cappuccetto Rosso


Fidel Castro Ruz - 18 maggio 2008

( Ore 22.32 – Traduzione Gioia Minuti)

Interventi di Machado Ventura al Vertice UE-America

Considerandoli d'interesse, l'Ambasciata di Cuba in Italia invia gli Interventi di José Ramón Machado Ventura, Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato e dei Ministri della Repubblica di Cuba.

Cordiali saluti.

Intervento di José Ramón Machado Ventura, Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato e dei Ministri della Repubblica di Cuba alla Tavola Rotonda su "Sviluppo sostenibile: Ambiente, cambiamneto climatico, energia" V Vertice Unione Europea-America Latina e Caraibi
Lima, Perù, Maggio 2008

Eccellenza,

Nella Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo, celebrata a Río de Janeiro 16 anni fa, il compagno Fidel Castro allertò profeticamente che "una importante specie biologica è a
rischio di estinzione a causa della rapida e progressiva cancellazione delle sue naturali condizioni di vita: l'uomo". Il tempo gli ha dato ragione.

Diciamocelo chiaramente: se prevarranno gli irrazionali modelli di produzione, di distribuzione e di consumo imposti dal capitalismo non si potrà ottenere uno sviluppo sostenibile, non si potranno fermare ne potranno essere reversibili le negative conseguenze del cambiamento climatico, non si assicurerà alle generazioni future la protezione dell'ambiente. La globalizzazione del neoliberismo ha aggravato drammaticamente la crisi.

La soluzione della sfida vitale che oggi minaccia l'umanità non può risiedere nell'impedire lo sviluppo a coloro che più lo necessitano.
Abbiamo responsabilità comuni, ma differenziate. Coloro che hanno accaparato in modo ingiusto ed egoista ricchezze e tecnologie, i responsabili del 76% delle emissioni di gas ad effetto serra
accumulate dal 1850, devono assumersi il peso principale di tale sforzo.

I paesi sviluppati devono onorare gli impegni assunti a Kyoto in materia di attenuazione ed mobilitare inoltre risorse aggiuntive per sostenere gli sforzi di adattamento nei paesi del Sud.

Se per esempio gli Stati Uniti reindirizzassero verso l'assistenza ufficiale per lo sviluppo sostenibile una piccola parte del loro bilancio militare per l'anno finanziario 2008, che ammonta
all'astronomica cifra di 696 miliardi di dollari, si potrebbe ottenere un contributo essenziale a tale sforzo. I paesi dell'Unione Europea, alcuni dei quali sono classificati tra quelli con un più
elevato bilancio militare al mondo- potrebbero iniziare questo persorso ed influire sul principale alleato affinchè agisca nella stessa direzione.

I prezzi dei prodotti alimentari sono insostenibili per un numero crescente di paesi. La fame continua a reclamare vite e la situazione tende ad aggravarsi. La sinistra strategia di trasformare i prodotti alimentari in combustibile, proposta dal Presidente degli Stati Uniti, deve essere combattuta con la forza degli argomenti scientifici e con l'inoppugnabile evidenza dei dati eloquenti della vita reale.

Lo sviluppo sostenibile presuppone una rivoluzione nei nostri valori e nel modo di affrontare le disuguaglianze del presente e le sfide del futuro. Bisogna intraprendere una rivoluzione energetica globale che si regga sul risparmio, sulla razionalità e sull'efficienza.

Cuba spera che i membri dell'Unione Europea assumano il proprio dovere. Una condotta responsabile dei suoi membri servirebbe da catalizzatore per l'accettazione, da parte del resto dei paesi sviluppati, dell'impegno a ridurre entro il 2020 le loro emissioni di gas ad effetto serra a non meno di un 40% rispetto ai livelli del 1990.

L'Unione Europea, leader mondiale nella produzione di tecnologie pulite e nelllo sfruttamento di fonti di energia rinnovabili, è in grado di creare un meccanismo per il loro trasferimento, a condizioni assolutamente preferenziali, verso i paesi dell'America Latina ed i Caraibi e del resto del Terzo Mondo.

Citerò soltanto un esempio: la generosità del popolo e del governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ed iniziative come PETROCARIBE e l'ALBA rappresentano un paradigma da imitare da parte dell'Unione Europea.

Molte grazie.

Intervento di José Ramón Machado Ventura, Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato e dei Ministri della Repubblica di Cuba alla Tavola Rotonda "Povertà, disuguaglianza, inclusione"
del V Vertice Unione Europea-America Latina e Caraibi
Lima, Perù, Maggio 2008

Eccellenza,

La povertà, la disuguaglianza e l'esclusione sono conseguenza di un ordine mondiale basato sulla cupidigia e sull'egoismo. Soltanto la solidarietà e la giustizia all'interno delle nostre società e nei
rapporti tra i paesi rendono possibile l'inclusione.

L'attuale ordine internazionale non è al servizio degli interessi dei popoli. E' nostro dovere cambiarlo.

La fame, l'analfabetismo, la disoccupazione e l'insalubrità che flagellano centinaia di milioni di persone sono incompatibili con il raggiungimento dell'obiettivo di un mondo migliore, con il pieno
rispetto dei diritti di tutti.

Il principio di sovranità non può essere sacrificato a favore di un ordine che consolida l'egemonia di una superpotenza aggressiva. Pochi paesi industrializzati non possono continuare a dilapidare in modo scandaloso, mentre sacrificano il diritto alla vita e allo sviluppo di migliaia di milioni di esseri umani.

L'oro, l'argento e la ricchezza creata con il sudore ed il sangue dei nostri popoli ha finanziato la costruzione di opulenti palazzi nelle metropoli del Nord, che ci ricordano ogni giorno che il benessere di pochi è stato costruito sulla sofferenza drammatica degli altri. E la cosa ancor più drammatica è che cinquecento anni dopo la situazione non solo continua ad essere la stessa, ma si acutizza.

Il sottosviluppo e la povertà sono conseguenze della conquista, della colonizzazione e della schiavitù, del neocolonialismo e della dominazione imperiale e dell'attuale ordine mondiale, egoista ed escludente, che polarizza il lussuoso sperpero e la povertà estrema.

La realtà dell'America Latina e dei Caraibi è l'antitesi degli ingiusti privilegi che permettono agli Stati Uniti ed ai membri dell'Unione Europea i loro irrazionali modelli di consumo.

L'Europa è ancora in tempo per dimostrare che è realmente interessata ai rapporti con l'America Latina e i Caraibi. E' ancora in tempo ad onorare le sue responsabilità e a realizzare un importante contributo alla creazione di un mondo equo e giusto. L'Europa deve portare
avanti con modestia, senza dogmatismi, solidalmente e rispettosamente, i suoi rapporti conl'America Latina e i Caraibi.

L'Europa è nelle condizioni di assimilare, senza grandi conseguenze per le proprie economie e società, l'impatto di decisioni che potrebbero essere cruciali per lo sviluppo dell'America Latina e i
Caraibi.

L'Unione Europea dovrebbe dare l'esempio e cancellare il debito estero dei paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Tale debito è stato riscosso già varie volte.

L'Unione Europea dovrebbe iniziare a ridurre, e finalmente eliminare, i costosi sussidi agricoli che influiscono sull'aumento dei prezzi e danneggiano i produttori dell'America Latina e dei Caraibi.

I cosiddetti accordi di associazione non devono continuare ad essere sottoposti a condizionamenti inaccettabili e a requisiti che ignorano le necessità delle nostre popolazioni.

Se per sostenere la creazione di opere sociali in America Latina e nei Caraibi l'Unione Europea destinasse il 10% del denaro che ogni anno stanzia per le spese militari, almeno 30 miliardi di dollari all'anno potrebbero essere utilizati per la costruzione di scuole e ospedali nella nostra regione.

Se l'Unione Europea avesse rispettato il suo impegno ad assegnare lo 0,7% del suo Prodotto Interno Lordo all'Assistenza Ufficiale allo Sviluppo, i paesi dell'America Latina e dei Caraibi avrebbero potuto beneficiare di una parte dei 40 miliardi di euro aggiuntivi che sarebbero stati mobilitati.

Cuba espone tali argomentazioni con l'autorevolezza di un popolo assediato e con scarse risorse, che ha condiviso ciò che ha con i suoi fratelli latinoamericani e caraibici.

Cuba ha oggi oltre 34 mila tra i suoi migliori specialisti del settore sanitario che prestano servizio a favore della vita in 27 paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Più di 1 milione di non vedenti o ipovedenti di 30 paesi dell'America Latina e dei Caraibi sono stati operati gratuitamente da Cuba negli ultimi 4 anni.

Cuba ha formato nei propri centri d'istruzione quasi 15 mila laureati di 32 paesi dell'America Latina e dei Caraibi, senza rubarsene neanche uno, e mantiene attualmente altri 26 mila borsisti, dei quali quasi 23 mila studiano medicina.

Con la collaborazione di Cuba negli ultimi 5 anni sono stati alfabetizzati in America Latina e nei Caraibi oltre 3 milioni di analfabeti.

Ció che manca per arrivare ad avere un mondo di solidarietà e di giustizia reale per tutti è la volontà politica. Il modesto esempio di Cuba ne è la prova. Questo è il nostro messaggio che inviamo, con rispetto ma chiaramente e direttamente, ai governi dell'Unione Europea.

Molte grazie.

martedì, maggio 20, 2008

L’umanità ha bisogno della tessera di razionamento

cazzo, che spessore! quante verità!


www.resistenze.org - popoli resistenti - cuba - 06-05-08 - n. 226

da Rebelión

L’umanità ha bisogno della tessera di razionamento

Celia Hart - Rebelión
02/05/08

Se ci fosse la tessera di razionamento…
Sembra che il mondo abbia bisogno proprio di quello che più ci criticano, il razionamento.
Non è che deve cambiare Cuba… almeno non tanto quanto dovrebbe cambiare il mondo, ma tutti da qualche tempo, da quel fatidico 31 luglio 2006, usano quel vocabolo,“cambiamenti”, come slogan.

La tessera di razionamento, come noi cubani chiamiamo questo strumento di giustizia, merita un monumento per averci salvati dalla fame in nome dell’uguaglianza. Adesso magari non è più così necessaria, ma lo è stata davvero. Dalla vittoria della rivoluzione abbiamo scelto l’uguaglianza e non il mercato, arrivando agli estremi, ma estremi meravigliosi che oggi ci valgono il riconoscimento di tutto il mondo.

Le proteste popolari nella nostra cara Haiti sono una cosa molto triste, una cosa straziante se conserviamo ancora un mimino di sensibilità. Questo popolo valoroso che ha saputo fare una vera rivoluzione prima di chiunque altro in America, non merita questo destino. Oggi, in una situazione disgraziata non ha il cibo per i suoi figli. Ed è occupato da soldati.. soldati di questa stessa America, che dai governi che si dicono di sinistra dovrebbero essere subito riportati a casa.

E non è solo Haiti… Ci sono più di trenta paesi che sono in una crisi penosa; una crisi che non dovrebbe esistere, una crisi che solo il parlarne fa dubitare della nostra capacità di assicurare il futuro dei nostri figli. E’ la crisi alimentare: una vergogna per la civiltà.

La terra è piena di cibo e di affamati, che non riescono ad incontrarsi.
Quelli che considerano il mercato come qualcosa di indispensabile per l’economia dovrebbero spiegare qualcosa; organismi internazionali ci hanno informato che la Terra offre cibo a sufficienza per tutti, eppure, interi paesi sono sull’orlo della fame. Che qualcuno mi spieghi, adesso, come funziona il binomio domanda/offerta.

Le stesse istituzioni che fino ad ora avevano sostenuto i più feroci meccanismi del libero mercato, stanno lanciando allarmi sulla crisi che si avvicina, e sta già coinvolgendo varie regioni.

Poco a poco, l’umanità sta perdendo il diritto evolutivo di abitare quest’angolino dell’universo che ha lottato tanto per trovare l’armonia. Dio contava sulla capacità umana di unirci, ma ha sottovaluto la nostra stupidità e la nostra capacità autodistruttiva.

Il vero colpevole, ovviamente, è il sistema economico e sociale imperante.
Noi esseri umani ci siamo uniti nella peggiore maniera possibile, in preda ad una confusione etica e ad un egoismo che non ci permette di aprire gli occhi.

Per questo mi fa infuriare che tutti critichino o cerchino di affrettare dei cambiamenti diffusi e impraticabili all’unico esperimento sociale percorribile che esiste sul pianeta Terra: la rivoluzione cubana. L’esperienza della mia rivoluzione è l’unica vittoriosa di quelle che sono ancora in piedi.

Mi si perdoni, ma oggi vorrei anzitutto rispetto, cura e amore per Cuba, perché è una piccola realtà che va protetta da qualunque confusione momentanea, come se fosse un monumento mondiale.

La rivoluzione cubana che vive deve essere studiata e appresa, criticata con rigore, capacità e attenzione. Tutti i cambiamenti che possiamo e dobbiamo fare dovranno stare sempre sotto queste bandiere.

La tessera di razionamento in un’altra epoca serviva per gli abiti, le festività, le uniformi scolari, i passeggini dei neonati, poi è stata la salvezza degli abitanti dell’isola, non la si deve disprezzare in nome di nuove/vecchie teorie, certo dovrà essere superata, ma senza tornare indietro.

Se tutta l’umanità sapesse che può e deve (senza morire per una crisi di nervi e di solitudine) consumare solo il necessario, se le auto fossero obbligate ad essere efficienti e si capisse che si stanno trasformando in draghi di ferro che rubano riso e mais dalla bocca delle persone, e se riuscissimo a eliminare i paradossi speculativi.. sarebbe salva.

Si dovrebbe capire Cuba, perché pur con questi salari infimi qui nessuno riesce a trovare la gente che muore di fame. Ogni cinque secondi muore un bambino di fame, ma come disse Carlos Lage una volta, nessuno di quelli è cubano. In quest’analisi rinnovatrice, allora, troverà posto la tessera di razionamento, cioè il modo in cui la pianificazione (legge del socialismo che secondo il Che riusciva burlarsi della legge del valore) riesce a livellare le persone.. con tutta la burocrazia, errori e corruzione che l’accompagnano, ma anche così, è un’arma che non possiamo abbandonare.

Sono gli organismi internazionali che dovrebbero applicare la tessera di razionamento, ma non si capiscono neppure fra loro.

Non ho fiducia nella tanto decantata capacità di analisi. Non do un secondo di più a quello che chiamano libertà e democrazia, e che significa il sistema capitalista. No Winston Churchill! Questa democrazia non è “il meno peggio dei mondi possibili” Se ciò che Churchill chiama “democrazia” qual’è il diritto umano per cui un bambino muore in virtù del mercato, i carri armati devono “mangiare” riso e mais per ammazzarci, qualcuno a cannonate e qualcun’altro per inedia, e quale diritto umano sarebbe quello di torturare per decreto e mentire come politica stabilita … ma che mi si porti via la democrazia e mi si metta in un posto con dei dittatori di saggezza e amore.

Siamo giunti al paradosso umano di socializzare l’egoismo in nome dei diritti umani.
E non lo diciamo noi comunisti, ma chiunque abbia occhi per guardare e voce per parlare.
Credo perciò, che “un mondo migliore è possibile” suoni come un sofisma retorico. Non è che ci sia un mondo migliore … è che peggio di questo mondo, che ogni giorno ci invita a consumare qualunque stupidità e ha bisogno della fame e della guerra per andare avanti, è impossibile persino immaginarlo.

James Petras ha appena pubblicato un rigoroso articolo (1) in cui accusa (come solo lui sa fare) a destra e a manca per la crisi alimentare. Non ha torto. Perché ci stupiamo di non saper amministrare il mondo? Petras muove da una semplice verità, il capire che le risorse attuali sono già alla fine.. e se non ci sbrighiamo capiterà davvero Almageddon, e ce lo saremo meritato per incompetenza. Non sono del suo parere su qualcos’altro. Dice Petras:

“I progressisti che danno la colpa della crisi ai biocombustibili (l’aumento dei prezzi è dovuto all’uso dei cereali e della terra per la produzione dei biocombustibili) non rispondo alle domande strutturali più elementari: Quali classi detengono il potere statale e hanno dato forma alle politiche economiche che hanno permesso questa novità?”

E Fidel? Fidel è il progressista che è sempre stato il primo a mettere in guardia da queste catastrofi. E’ lui, che ha lottato come nessuno contro il debito estero dell’America latina e del Terzo Mondo, negli anni 80’ del secolo scorso. L’Avana non finiva mai di parlare della questione del debito con sindacalisti, donne, studenti, partiti politici e presidenti. Non si è stancato di parlarne nei summit internazionali. Chi se lo può dimenticare alle Nazioni Unite, nel 1979, con la sua uniforme verde come la Terra dire: “Parlo in nome dei bambini che nel mondo non hanno un pezzo di pane” (2)?

E allora gli agrocombustibili erano solo un sogno degli scienziati.

Dopo la Conferenza di Rio De Janeiro ha dichiarato: “Una importante specie biologica è in procinto di sparire a causa della rapida e progressiva liquidazione delle sue condizioni naturali di vita: l’uomo” (3) lo ha detto nel 1992, in uno degli anni più difficili per il popolo cubano, in cui solo grazie alla pianificazione, la solidarietà, e l’EGUALITARISMO siamo riusciti a sopravvivere, nonostante i nostri bambini fossero sempre più pallidi e per le strade dell’Avana non circolasse un’auto. Avevamo la tessera di razionamento, perché a nessuno mancasse quel poco che l’URSS e l’embargo nordamericano ci avevano lasciato. Servirà un altro monumento per quegli anni gloriosi di Cuba. E pure così, con il suo popolo in quei momenti, Fidel era preoccupato per la fine della specie umana. Molti pensavano che stava delirando, ma Fidel ha sempre capito che senza un impegno internazionale autentico non c’è rivoluzione che valga la pena di difendere.

Ed è stato Fidel il leader della rivoluzione energetica. Ha portato avanti delle autentiche battaglie in cui la ragione, l’uguaglianza e l’impegno si sono date la mano. Insieme alla tessera di razionamento lascerò ai miei figli come reliquie la pentola a pressione e le lampadine a basso consumo che noi, come tutte le famiglie di Cuba, proprio tutte, abbiamo ricevuto per benedire le risorse naturali, l’atmosfera e la giustizia.

E non si è stancato di parlare degli agrocombustibili come nuovo detonatore della crisi. Credo sia stato uno dei primi lider mondiali ad affrontare il problema.
Quello che condivido con James Petras e col suo brillante lavoro (io ed anche Fidel) è senza dubbio che possono emergere molti altri detonatori, ma la carica esplosiva ha la stesa origine primitiva, demolitrice, che tutti dovremmo conoscere: l’ordine capitalista nella sua versione peggiore.

E dovremmo sapere ancor meglio che l’unica maniera possibile per disattivare quella carica è la rivoluzione socialista, chiara, esplicita, con tante strade possibili, ma con la forza violenta della rivoluzione.

Io appartengo ai poco più di undici milioni di fortunati che vivono nell’unica rivoluzione che è rimasta viva sulla Terra, e dove si trova anche il miglior rivoluzionario. Non tutto è perduto. Fidel.. che non sarà più il Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica di Cuba, ed ora più che mai è il Comandante dell’umanità, continua ad accompagnarci.

Pare che il 20% dei cubani residenti a Cuba non sarebbe d’accordo con il Comandante Fidel, contrapponendolo a Raul, cosa ben stupida (4). Raul Castro sarà sempre sotto la luce di Fidel. Ma se fosse vera questa percentuale.. Questo 20% sarebbe quello che è d’accordo che il treno dell’umanità continui per la stessa strada. Ma questa ipotetica e volgare inchiesta la si dovrebbe fare fra tutti i rivoluzionari del mondo. Perché la rivoluzione cubana esiste anche fuori Cuba, proprio la dove sono indispensabili i veri cambiamenti per la vittoria finale. Perché in Paraguay si difende Cuba, in Bolivia di difende Cuba. Quelli che lottano contro il referendum separatista stanno difendendo la rivoluzione cubana.. i lavoratori di SIDOR e il presidente del Venezuela che si è messo al loro fianco, stanno lavorando per Cuba. Tutti loro hanno votato perché Fidel sia il Presidente dell’umanità, perché quel titolo se l’è guadagnato.

Il resto.. che vada pure in Hotel e si compri un cellulare o un’automobile (di quelli che usano l’etanolo), o un jet.. visto che è un diritto che hanno, non so il denaro.

Concordo con Pascual Serrano: “(..) nella stragrande maggioranza dei paesi dei dintorni (di Cuba), fuori dal socialismo, quello che si chiama libertà di viaggiare, libertà di alloggiare in hotel, libertà di comprare un’automobile, libertà di comprare spazio in un giornale, libertà di proporsi come candidato alle elezioni, libertà di scegliere il medico, libertà di mandare i propri figli a scuola (..), non sono mai stati, questi, i diritti umani degli umili nel mondo”. (5).

La tessera di razionamento, di cui tutti abbiamo riso qualche volta, è senza dubbio un diritto umano molto più liberatore e pertinente di quegli altri. Per non parlare dei nostri diritti a non morire e a saper leggere.

Molti lo possono criticare, molti possono considerarlo volgare. Possono pensare che aver diritto di viaggiare e a andare in hotel è un diritto più importante di avere sei libbre di riso tutti i mesi.

Ma abbiamo questi diritti che conserviamo come esempio per l’umanità.. Se tutti gli esseri umani avessero il diritto a sei libbre di riso e un a po’ di zucchero.. il mondo sarebbe un altro. Per questo la tessera di razionamento che a Cuba rimane in vigore è molto, ma molto più democratica che il diritto dubbioso di andare in Hotel, o di chiamarci al cellulare, perché questi ultimi sarebbero comunque di una minoranza dell’umanità, di quella che il nostro Comandante ha allarmato nel 92’ circa il pericolo di estinzione.

(..)

Perché un diritto che dipenda solo dal portafoglio, il privilegio, le influenze..non è un diritto. Tutti i bambini di Cuba. Tutti! Hanno più diritti di qualunque altro bambino del mondo. Per questo, amici, propongo che l’umanità reclami come un diritto vivere con rigore, in pace e con il diritto inalienabile ad essere felice...

E pertanto dobbiamo di nuovo capire quello che ha detto Fidel:

“O cambia il corso degli avvenimenti o la nostra specie non potrebbe sopravvivere” (6) e come ha detto il Che: “il rivoluzionario è il livello più alto della specie umana..”

Rimane da dire quali sono i nostri doveri di questo livello per arrivare ai veri diritti.

Viva la rivoluzione cubana e viva Fidel!

Note
1. James Petras: Le radici strutturali della fame, le crisi alimentari e i disordini - Rebelión 30 aprile 2008
2. Fidel Castro: Discorso alle Nazioni Unite pronunciato come presidente del Gruppo di paesi Non Allineati -1979
3. Fidel Castro: Discorso pronunciato a Rio de Janeiro, Conferenza dell’ONU su ambiente e sviluppo,12 giugno 1992
4. José Manuel Martín Medem, giornalista e corrispondente di TVE all’Avana tra il 2001 e il 2004 parla per Público (Kaos. Cuba) 29.04.2008 23:05
5. Pascual Serrano: La cosiddetta liberalizzazione a Cuba - Rebelión 11 aprile 2008
6. Fidel Castro: Dicorso in occasione del XLV anniversario del trionfo della Rivoluzione - Granma, 5 gennaio 2004

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR

L’umanità ha bisogno della tessera di razionamento

cazzo, che spessore! quante verità!


www.resistenze.org - popoli resistenti - cuba - 06-05-08 - n. 226

da Rebelión

L’umanità ha bisogno della tessera di razionamento

Celia Hart - Rebelión
02/05/08

Se ci fosse la tessera di razionamento…
Sembra che il mondo abbia bisogno proprio di quello che più ci criticano, il razionamento.
Non è che deve cambiare Cuba… almeno non tanto quanto dovrebbe cambiare il mondo, ma tutti da qualche tempo, da quel fatidico 31 luglio 2006, usano quel vocabolo,“cambiamenti”, come slogan.

La tessera di razionamento, come noi cubani chiamiamo questo strumento di giustizia, merita un monumento per averci salvati dalla fame in nome dell’uguaglianza. Adesso magari non è più così necessaria, ma lo è stata davvero. Dalla vittoria della rivoluzione abbiamo scelto l’uguaglianza e non il mercato, arrivando agli estremi, ma estremi meravigliosi che oggi ci valgono il riconoscimento di tutto il mondo.

Le proteste popolari nella nostra cara Haiti sono una cosa molto triste, una cosa straziante se conserviamo ancora un mimino di sensibilità. Questo popolo valoroso che ha saputo fare una vera rivoluzione prima di chiunque altro in America, non merita questo destino. Oggi, in una situazione disgraziata non ha il cibo per i suoi figli. Ed è occupato da soldati.. soldati di questa stessa America, che dai governi che si dicono di sinistra dovrebbero essere subito riportati a casa.

E non è solo Haiti… Ci sono più di trenta paesi che sono in una crisi penosa; una crisi che non dovrebbe esistere, una crisi che solo il parlarne fa dubitare della nostra capacità di assicurare il futuro dei nostri figli. E’ la crisi alimentare: una vergogna per la civiltà.

La terra è piena di cibo e di affamati, che non riescono ad incontrarsi.
Quelli che considerano il mercato come qualcosa di indispensabile per l’economia dovrebbero spiegare qualcosa; organismi internazionali ci hanno informato che la Terra offre cibo a sufficienza per tutti, eppure, interi paesi sono sull’orlo della fame. Che qualcuno mi spieghi, adesso, come funziona il binomio domanda/offerta.

Le stesse istituzioni che fino ad ora avevano sostenuto i più feroci meccanismi del libero mercato, stanno lanciando allarmi sulla crisi che si avvicina, e sta già coinvolgendo varie regioni.

Poco a poco, l’umanità sta perdendo il diritto evolutivo di abitare quest’angolino dell’universo che ha lottato tanto per trovare l’armonia. Dio contava sulla capacità umana di unirci, ma ha sottovaluto la nostra stupidità e la nostra capacità autodistruttiva.

Il vero colpevole, ovviamente, è il sistema economico e sociale imperante.
Noi esseri umani ci siamo uniti nella peggiore maniera possibile, in preda ad una confusione etica e ad un egoismo che non ci permette di aprire gli occhi.

Per questo mi fa infuriare che tutti critichino o cerchino di affrettare dei cambiamenti diffusi e impraticabili all’unico esperimento sociale percorribile che esiste sul pianeta Terra: la rivoluzione cubana. L’esperienza della mia rivoluzione è l’unica vittoriosa di quelle che sono ancora in piedi.

Mi si perdoni, ma oggi vorrei anzitutto rispetto, cura e amore per Cuba, perché è una piccola realtà che va protetta da qualunque confusione momentanea, come se fosse un monumento mondiale.

La rivoluzione cubana che vive deve essere studiata e appresa, criticata con rigore, capacità e attenzione. Tutti i cambiamenti che possiamo e dobbiamo fare dovranno stare sempre sotto queste bandiere.

La tessera di razionamento in un’altra epoca serviva per gli abiti, le festività, le uniformi scolari, i passeggini dei neonati, poi è stata la salvezza degli abitanti dell’isola, non la si deve disprezzare in nome di nuove/vecchie teorie, certo dovrà essere superata, ma senza tornare indietro.

Se tutta l’umanità sapesse che può e deve (senza morire per una crisi di nervi e di solitudine) consumare solo il necessario, se le auto fossero obbligate ad essere efficienti e si capisse che si stanno trasformando in draghi di ferro che rubano riso e mais dalla bocca delle persone, e se riuscissimo a eliminare i paradossi speculativi.. sarebbe salva.

Si dovrebbe capire Cuba, perché pur con questi salari infimi qui nessuno riesce a trovare la gente che muore di fame. Ogni cinque secondi muore un bambino di fame, ma come disse Carlos Lage una volta, nessuno di quelli è cubano. In quest’analisi rinnovatrice, allora, troverà posto la tessera di razionamento, cioè il modo in cui la pianificazione (legge del socialismo che secondo il Che riusciva burlarsi della legge del valore) riesce a livellare le persone.. con tutta la burocrazia, errori e corruzione che l’accompagnano, ma anche così, è un’arma che non possiamo abbandonare.

Sono gli organismi internazionali che dovrebbero applicare la tessera di razionamento, ma non si capiscono neppure fra loro.

Non ho fiducia nella tanto decantata capacità di analisi. Non do un secondo di più a quello che chiamano libertà e democrazia, e che significa il sistema capitalista. No Winston Churchill! Questa democrazia non è “il meno peggio dei mondi possibili” Se ciò che Churchill chiama “democrazia” qual’è il diritto umano per cui un bambino muore in virtù del mercato, i carri armati devono “mangiare” riso e mais per ammazzarci, qualcuno a cannonate e qualcun’altro per inedia, e quale diritto umano sarebbe quello di torturare per decreto e mentire come politica stabilita … ma che mi si porti via la democrazia e mi si metta in un posto con dei dittatori di saggezza e amore.

Siamo giunti al paradosso umano di socializzare l’egoismo in nome dei diritti umani.
E non lo diciamo noi comunisti, ma chiunque abbia occhi per guardare e voce per parlare.
Credo perciò, che “un mondo migliore è possibile” suoni come un sofisma retorico. Non è che ci sia un mondo migliore … è che peggio di questo mondo, che ogni giorno ci invita a consumare qualunque stupidità e ha bisogno della fame e della guerra per andare avanti, è impossibile persino immaginarlo.

James Petras ha appena pubblicato un rigoroso articolo (1) in cui accusa (come solo lui sa fare) a destra e a manca per la crisi alimentare. Non ha torto. Perché ci stupiamo di non saper amministrare il mondo? Petras muove da una semplice verità, il capire che le risorse attuali sono già alla fine.. e se non ci sbrighiamo capiterà davvero Almageddon, e ce lo saremo meritato per incompetenza. Non sono del suo parere su qualcos’altro. Dice Petras:

“I progressisti che danno la colpa della crisi ai biocombustibili (l’aumento dei prezzi è dovuto all’uso dei cereali e della terra per la produzione dei biocombustibili) non rispondo alle domande strutturali più elementari: Quali classi detengono il potere statale e hanno dato forma alle politiche economiche che hanno permesso questa novità?”

E Fidel? Fidel è il progressista che è sempre stato il primo a mettere in guardia da queste catastrofi. E’ lui, che ha lottato come nessuno contro il debito estero dell’America latina e del Terzo Mondo, negli anni 80’ del secolo scorso. L’Avana non finiva mai di parlare della questione del debito con sindacalisti, donne, studenti, partiti politici e presidenti. Non si è stancato di parlarne nei summit internazionali. Chi se lo può dimenticare alle Nazioni Unite, nel 1979, con la sua uniforme verde come la Terra dire: “Parlo in nome dei bambini che nel mondo non hanno un pezzo di pane” (2)?

E allora gli agrocombustibili erano solo un sogno degli scienziati.

Dopo la Conferenza di Rio De Janeiro ha dichiarato: “Una importante specie biologica è in procinto di sparire a causa della rapida e progressiva liquidazione delle sue condizioni naturali di vita: l’uomo” (3) lo ha detto nel 1992, in uno degli anni più difficili per il popolo cubano, in cui solo grazie alla pianificazione, la solidarietà, e l’EGUALITARISMO siamo riusciti a sopravvivere, nonostante i nostri bambini fossero sempre più pallidi e per le strade dell’Avana non circolasse un’auto. Avevamo la tessera di razionamento, perché a nessuno mancasse quel poco che l’URSS e l’embargo nordamericano ci avevano lasciato. Servirà un altro monumento per quegli anni gloriosi di Cuba. E pure così, con il suo popolo in quei momenti, Fidel era preoccupato per la fine della specie umana. Molti pensavano che stava delirando, ma Fidel ha sempre capito che senza un impegno internazionale autentico non c’è rivoluzione che valga la pena di difendere.

Ed è stato Fidel il leader della rivoluzione energetica. Ha portato avanti delle autentiche battaglie in cui la ragione, l’uguaglianza e l’impegno si sono date la mano. Insieme alla tessera di razionamento lascerò ai miei figli come reliquie la pentola a pressione e le lampadine a basso consumo che noi, come tutte le famiglie di Cuba, proprio tutte, abbiamo ricevuto per benedire le risorse naturali, l’atmosfera e la giustizia.

E non si è stancato di parlare degli agrocombustibili come nuovo detonatore della crisi. Credo sia stato uno dei primi lider mondiali ad affrontare il problema.
Quello che condivido con James Petras e col suo brillante lavoro (io ed anche Fidel) è senza dubbio che possono emergere molti altri detonatori, ma la carica esplosiva ha la stesa origine primitiva, demolitrice, che tutti dovremmo conoscere: l’ordine capitalista nella sua versione peggiore.

E dovremmo sapere ancor meglio che l’unica maniera possibile per disattivare quella carica è la rivoluzione socialista, chiara, esplicita, con tante strade possibili, ma con la forza violenta della rivoluzione.

Io appartengo ai poco più di undici milioni di fortunati che vivono nell’unica rivoluzione che è rimasta viva sulla Terra, e dove si trova anche il miglior rivoluzionario. Non tutto è perduto. Fidel.. che non sarà più il Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica di Cuba, ed ora più che mai è il Comandante dell’umanità, continua ad accompagnarci.

Pare che il 20% dei cubani residenti a Cuba non sarebbe d’accordo con il Comandante Fidel, contrapponendolo a Raul, cosa ben stupida (4). Raul Castro sarà sempre sotto la luce di Fidel. Ma se fosse vera questa percentuale.. Questo 20% sarebbe quello che è d’accordo che il treno dell’umanità continui per la stessa strada. Ma questa ipotetica e volgare inchiesta la si dovrebbe fare fra tutti i rivoluzionari del mondo. Perché la rivoluzione cubana esiste anche fuori Cuba, proprio la dove sono indispensabili i veri cambiamenti per la vittoria finale. Perché in Paraguay si difende Cuba, in Bolivia di difende Cuba. Quelli che lottano contro il referendum separatista stanno difendendo la rivoluzione cubana.. i lavoratori di SIDOR e il presidente del Venezuela che si è messo al loro fianco, stanno lavorando per Cuba. Tutti loro hanno votato perché Fidel sia il Presidente dell’umanità, perché quel titolo se l’è guadagnato.

Il resto.. che vada pure in Hotel e si compri un cellulare o un’automobile (di quelli che usano l’etanolo), o un jet.. visto che è un diritto che hanno, non so il denaro.

Concordo con Pascual Serrano: “(..) nella stragrande maggioranza dei paesi dei dintorni (di Cuba), fuori dal socialismo, quello che si chiama libertà di viaggiare, libertà di alloggiare in hotel, libertà di comprare un’automobile, libertà di comprare spazio in un giornale, libertà di proporsi come candidato alle elezioni, libertà di scegliere il medico, libertà di mandare i propri figli a scuola (..), non sono mai stati, questi, i diritti umani degli umili nel mondo”. (5).

La tessera di razionamento, di cui tutti abbiamo riso qualche volta, è senza dubbio un diritto umano molto più liberatore e pertinente di quegli altri. Per non parlare dei nostri diritti a non morire e a saper leggere.

Molti lo possono criticare, molti possono considerarlo volgare. Possono pensare che aver diritto di viaggiare e a andare in hotel è un diritto più importante di avere sei libbre di riso tutti i mesi.

Ma abbiamo questi diritti che conserviamo come esempio per l’umanità.. Se tutti gli esseri umani avessero il diritto a sei libbre di riso e un a po’ di zucchero.. il mondo sarebbe un altro. Per questo la tessera di razionamento che a Cuba rimane in vigore è molto, ma molto più democratica che il diritto dubbioso di andare in Hotel, o di chiamarci al cellulare, perché questi ultimi sarebbero comunque di una minoranza dell’umanità, di quella che il nostro Comandante ha allarmato nel 92’ circa il pericolo di estinzione.

(..)

Perché un diritto che dipenda solo dal portafoglio, il privilegio, le influenze..non è un diritto. Tutti i bambini di Cuba. Tutti! Hanno più diritti di qualunque altro bambino del mondo. Per questo, amici, propongo che l’umanità reclami come un diritto vivere con rigore, in pace e con il diritto inalienabile ad essere felice...

E pertanto dobbiamo di nuovo capire quello che ha detto Fidel:

“O cambia il corso degli avvenimenti o la nostra specie non potrebbe sopravvivere” (6) e come ha detto il Che: “il rivoluzionario è il livello più alto della specie umana..”

Rimane da dire quali sono i nostri doveri di questo livello per arrivare ai veri diritti.

Viva la rivoluzione cubana e viva Fidel!

Note
1. James Petras: Le radici strutturali della fame, le crisi alimentari e i disordini - Rebelión 30 aprile 2008
2. Fidel Castro: Discorso alle Nazioni Unite pronunciato come presidente del Gruppo di paesi Non Allineati -1979
3. Fidel Castro: Discorso pronunciato a Rio de Janeiro, Conferenza dell’ONU su ambiente e sviluppo,12 giugno 1992
4. José Manuel Martín Medem, giornalista e corrispondente di TVE all’Avana tra il 2001 e il 2004 parla per Público (Kaos. Cuba) 29.04.2008 23:05
5. Pascual Serrano: La cosiddetta liberalizzazione a Cuba - Rebelión 11 aprile 2008
6. Fidel Castro: Dicorso in occasione del XLV anniversario del trionfo della Rivoluzione - Granma, 5 gennaio 2004

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR

che schifo!

Travaglio a CheTempoCheFa (10maggio2008)
http://it.youtube.com/watch?v=3Pyc_GMHrMY

mi chiedo, ma c'é stato un uomo politico di sinistra che ha avuto il coraggio di dire pubblicamente che la seconda carica dello Stato, Schifani, è amico di mafiosi? o almeno di prendere le difese di Travaglio?

da http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Schifani

Nel 1979 Schifani è stato tra i fondatori (con una quota del 3%, pari ad un milione e mezzo di lire)[6] della società di brokeraggio assicurativo Sicula Brokers, nella quale ha anche assunto il ruolo di amministratore[7]. Tra i soci di questa società, vi erano l'ex ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà[8][9][10][11]: Benny D'Agostino - all'epoca dei fatti un imprenditore incensurato, grande amico, per sua ammissione, del boss Michele Greco[12][13][14], facente parte di una nota famiglia impegnata nella costruzione di porti e banchine in tutta la Sicilia - nel 1997 fu arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente condannato; Mandalà, che nel 1980 era incensurato e svolgeva l'attività di rivenditore di carburanti, arrestato nel 1998 e successivamente condannato a 8 anni per associazione mafiosa[6][15][16], è stato definito dai giudici il capocosca di Villabate[17]. Risulterà, molti anni dopo, il gran favoreggiatore di Bernardo Provenzano ma anche fondatore di uno dei primi club di Forza Italia a Palermo[18]. Lombardo è stato presidente e consigliere delegato della società di recupero crediti Satris[19] della quale erano soci i discussi esattori ed uomini d'onore della "famiglia" di Salemi Nino e Ignazio Salvo, arrestati da Giovanni Falcone nel 1984[20]. Nel dicembre del 1980, un anno e mezzo dopo esservi entrato, Schifani ha poi liquidato la propria quota uscendo dalla società[6].

Nel 1992 Schifani insieme all'avvocato Antonino Garofalo è stato socio fondatore di Gms (una società di recupero crediti). Garofalo è stato arrestato nel 1997 e rinviato a giudizio per usura ed estorsione[7]. Schifani tuttavia non è stato coinvolto nella vicenda.

Nel 1995, Schifani fu chiamato come consulente per l'urbanistica e il piano regolatore del Comune di Villabate, il cui sindaco Giuseppe Navetta è un parente del boss Mandalà, arrestato nel 1998. Schifani si dimette dall'incarico nel 1996 perchè è eletto senatore. Nel 1999 il Comune, la cui giunta era stata rinnovata nel 1998 dopo nuove elezioni, viene sciolto per infiltrazioni mafiose.[21][22][23][24].

Il 10 maggio 2008 Travaglio, invitato al programma televisivo della Rai "Che tempo che fa" condotto da Fabio Fazio, ha menzionato i succitati rapporti del presidente del Senato Renato Schifani con uomini legati alla mafia, provocando dure critiche da parte di esponenti del PdL e del capogruppo del PD al Senato Anna Finocchiaro per quello che hanno considerato un uso distorto del servizio pubblico. Mentre altri esponenti politici come Antonio Di Pietro difendono la libertà di cronaca del giornalista, arrivano le scuse del direttore generale della Rai Claudio Cappon e dello stesso Fazio.

Il presidente del Senato ha annunciato querela "per le affermazioni calunniose dei giorni scorsi sulla sua persona".

Ci pisciano addosso e ci dicono che piove

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