venerdì, febbraio 08, 2008

Caro Manifesto...non ti compro più


Caro manifesto, sono uno dei tanti lettori che "comprava " il manifesto tutti i giorni e anche se a fine settimana erano più i numeri non letti per mancanza di tempo, perché sempre coinvolto nelle corse metropolitane per impegni di lavoro o di famiglia, ero contento lo stesso perché acquistando il manifesto non avevo "comprato" un servizio ma avevo finanziato il "mio giornale", nello stesso modo in cui ho risposto a tutte le campagne di finanziamento.
Devo ammettere che circa un anno fa avevo mal digerito l'articolo di Erri de Luca sempre sul manifesto che spiegava che a Gaza non c'è la fame e neanche la chiusura delle frontiere con l'Egitto, avevo pensato è una opinione e non ho più comprato o regalato libri del suddetto autore.

In questi giorni tutti i canali televisivi fanno vedere come due mondi separati quello della sofferenza palestinese che si riversa sull'Egitto abbattendo il Muro della Vergogna in cerca di pane e combustibile e quello della sofferenza ebraica commemorata col giorno della memoria. In questo contesto anche il manifesto con l'articolo di Valentino Parlato si inserisce nel progetto propagandistico sionista di creare una immagine "pulita" di uno stato apertamente razzista nato sulla pulizia etnica di un altro Popolo (Tanya Reinhart scrittrice israeliana in "distruggere la Palestina"). La macchina propagandistica si spinge oltre e quest'anno occupa il salone del libro di Torino per il Restyling di Israele e dei 60 anni della sua fondazione/occupazione/pulizia etnica.

E' necessario essere consapevoli che il festeggiamento del 60° anno della fondazione dello stato di Israele coincide col 60° anno della cacciata dei palestinesi dalla loro terra, la Nakba ovvero "la catastrofe" , che sicuramente invece di festeggiare conta i suoi profughi, oltre 4 milioni nei paesi arabi confinanti.

Valentino Parlato dalle pagine del manifesto tuona e difende il salone di torino, ricordandoci attraverso le parole del Rabino di Roma, i morti dei ghetti di Varsavia che intonarorono l'Internazionale prima di essere massacrati, questo episodio è la licenza per trasformare le vittime sopravvissute in carnefici? E' una strizzatine d'occhio ai vari Ariel Sharon, Ehud Olmert per affamare, massacrare altri popoli?
Valentino Parlato ci dice che "ci saranno scrittori ebrei di grande levatura", Oz, Yehoshua, Grossmam, questi non sono gli stessi che hanno promosso culturalmente la guerra in libano? Con loro si dovrebbe discutere dei diritti umani mentre le ruspe del loro governo sradicano gli ulivi dei palestinesi, abbattono le loro case per cacciarli dalle loro terre e creare finalmente il grande stato biblico di Israele?
Al salone di Torino non ci saranno sicuramente scrittori del calibro di Aharon Shabtai, Yitzhak Laor, Ilan Pappe, Edgar Morin, Amira Hass, Gideon Levy, Jeff Halper o Uri Avnery che rappresentano la coscienza critica dell'ebraismo.

"La cultura italiana ha un grande spazio nel mio cuore: la sua creatività artistica ha avuto un ruolo importante nel cambiare il mondo, renderlo meno crudele e quindi più giusto, proiettato verso la libertà e il coraggio che ci vuole per difenderla. Ma grande è stata la mia sorpresa quando ho saputo che la vostra Fiera ha invitato
lo Stato di Israele come ospite d'onore, e nell'occasione dei 60 anni dalla sua nascita, tanto più che insieme all'invito ho ricevuto la notizia del massacro a Gaza di 20 palestinesi per mano delle forze di occupazione israeliane e che il portavoce del governo, nel descrivere il massacro, dichiarava: "è lo spettacolo più bello che si possa vedere", con queste parole Ibrahim Nasrallah, poeta e scrittore giordano, ha rifiutato la sua partecipazione al salone del libro di Torino.

Aharon Shabtai scrittore e poeta israeliano, ha rifiutato la sua partecipazione al salone del libro di Parigi: "Io non ritengo che uno Stato che mantiene un'occupazione, commettendo giornalmente crimini contro civili, meriti di essere invitato ad una qualsivoglia settimana culturale. Ciò è anti-culturale; è un atto barbaro mascherato da cultura in maniera cinica. Manifesta un sostegno ad Israele, e forse anche alla Francia che appoggia l'occupazione. Ed io non vi voglio partecipare."

Non so se mi pubblicherete nelle lettere, sicuramente le dichiarazioni di Valentino Parlato sono state efficaci per poter continuare indisturbato le sue "interviste al Rabino di Roma" e continuare i suoi aperitivi culturali "con il bravo ambasciatore di Israele a Roma" , le scelte giuste hanno bisogno di un coraggio che non ha dimostrato di possedere.

Io da domani risparmierò un euro (il parziale recupero con la pagina di oggi 27 gennaio non mi ha del tutto rassicurato)

Distinti Saluti
Rosario Citriniti - Torino

vedi anche: http://www.forumpalestina.org/news/2008/Gennaio08/DibattitoFieraLibro/LettereManifesto.htm


Qui a seguito l'articolo di Valentino Parlato da www.ilmanifesto.it del 24 gennaio

Un boicottaggio sbagliato
Valentino Parlato


La Fiera internazionale del libro di Torino avrà il suo svolgimento dall'8 al 12 maggio, ma già sta scatenando discussioni e polemiche, che hanno investito anche il nostro, tenace e tollerante, collettivo. La fiera si apre nel 60° anniversario della fondazione dello stato di Israele e quindi, inevitabilmente, si riapre la questione palestinese. Dopo la seconda guerra mondiale e il massacro degli ebrei, riconoscere agli ebrei il diritto ad avere un territorio e uno stato era obbligatorio. Anche Stalin fu a favore della costruzione dello stato di Israele, contraria - e non è affatto secondario - fu l'Inghilterra la quale - è una mia memoria personale - per sostenere che il mondo arabo non avrebbe accettato uno stato ebraico favorì grandi manifestazioni di opposizione, e a Tripoli (dove allora abitavo) un sanguinoso pogrom antiebraico nella complice indifferenza delle autorità militari britanniche.
La polemica che si è aperta oggi, è sul boicottaggio di questa Fiera del Libro, che dà a Israele un posto d'onore con il rischio di una legittimazione letteraria della sua politica. Dico subito che non ho nessuna posizione di principio contro il boicottaggio, contro i bianchi razzisti sudafricani era più che giusto. C'è boicottaggio e boicottaggio e, quindi, sono del tutto contrario al boicottaggio di questa fiera del libro (il libro va sempre rispettato) e contro lo stato di Israele. Gli israeliani - che sono sempre ebrei - per quanti torti abbiano nei confronti del popolo palestinese non sono in alcun modo paragonabili ai razzisti sudafricani e poi - un poi che non possiamo dimenticare e sul quale noi europei e quelli di noi che si dichiarano cristiani e cattolici - c'è la storica persecuzione del popolo ebraico, ci sono i ghetti e i campi di sterminio. E qui mi torna buono ricordare quel che mi disse in un'intervista al manifesto il Rabbino capo di Roma. Nel ghetto di Varsavia l'ultimo canto che gli ebrei intonarono fu l'Internazionale. Poi furono massacrati dai tedeschi.

Quindi profittiamo di questa Fiera internazionale del libro di Torino per discutere, per criticare la politica dello stato di Israele, per difendere i diritti dei palestinesi, che in questi territori sembrano diventati i nuovi ebrei. Discutiamo, scontriamoci, ma mandiamo al diavolo il boicottaggio. Non solo perché gli israeliani sono ebrei e non afrikaner, ma anche perché il boicottaggio è muto. È un no senza argomenti. A Torino ci saranno scrittori ebrei di grande levatura e con loro dobbiamo discutere, ragionare, polemizzare, difendere i diritti del popolo palestinese. Mi rendo conto delle paure ancestrali della gente di Israele. Mi rendo conto della loro paura - me lo disse un bravo ambasciatore di Israele a Roma - di essere i nuovi crociati. Credo di capire, ma Israele deve essere più ebrea con i palestinesi. Li deve sentire parenti stretti. Ma proprio per tutto questo il boicottaggio serve solo a fare il danno dei palestinesi e degli israeliani.

valentino parlato