lunedì, gennaio 28, 2008

La morte di Boldrini: Bulow addio

(24 gennaio 2008)
Eterno può rimanere l’empito di democrazia, il desiderio di riscattare la Patria e liberarla dall’occupante nazista. Non la vita che anche per i più temerari e coerenti passa. E passa il tempo di Arrigo Boldrini, comandante Bulow, partigiano di pianura morto ieri in una casa di riposo ravennate dopo 92 primavere, rosse come la più bella del 1945. Era stato per anni segretario, poi presidente onorario dell’Anpi e aveva anche occupato uno scranno parlamentare nelle file del Pci. Partigiano di pianura, Bulow – nome di battaglia che gli era stato assegnato in paragone al generale che diede scacco a Napoleone – teorizzò nelle sue terre romagnole una tattica che cercava d’opporre ovunque una resistenza all’esercito tedesco. Partigiani non solo in montagna, dunque, per una lotta di liberazione che si sarebbe vinta oltre le vallate alpine e appenniniche, in quelle stesse città occupate dai comandi nazisti. Messi in crisi dai Gap - di cui un eroico capo militare, Giovanni Pesce, ci ha lasciato nello scorso settembre – e dalle squadre sabotatrici soprannominate Sap. La situazione imponeva di combattere anche in pianura, e anche in pianura nacquero brigate partigiane. Nel ravennate c‘erano quindici Gap che s’opponevano alla 10^ Armata e al 76° Corpo Corazzato nazisti. Boldrini, garibaldino comunista, comandava la ‘‘Mario Gordini’’ che operava fra Mesola e Porto Tolle in pieno delta del Po.

Si cercava fra mille difficoltà di trarre vantaggio da quegli elementi naturali che il territorio offriva. I partigiani delle lande alluvionali ebbero nelle paludi, nei canneti, nelle nebbie, nei contadini i migliori alleati. Furono vietcong prima degli uomini di Ho Chi Min e del generale Giap che la storia mondiale conobbe successivamente per la resistenza opposta dagli anni Cinquanta ai Settanta agli imperialismi francese e statunitense nel sud-est asiatico. Nascondersi nell’acqua a Comacchio nelle gelide invernate del ’43 e ’44 oppure in buche, scavare passaggi sotterranei diventava una necessità per combattere quella guerra senza quartiere contro il nazifascismo che il nazifascismo aveva voluto. Furono d’esempio il partigianato slavo e balcanico che però godevano d’una morfologia territoriale più consona alla guerriglia. Questa spina nel fianco in quei luoghi che la ‘croce uncinata’ riteneva sicuri consentì la presa di alcune città come Ravenna già all’inizio del dicembre 1944, ancor prima del definitivo sfondamento della linea Gotica e del dilagare nella pianura padana delle truppe alleate nel successivo mese d’aprile. E quando il Cnl lanciava il segnale dell’insurrezione che nelle gracidanti ricetrasmittenti da campo risuonava col criptico ‘‘Aldo dice: ventisei per uno’’ furono le brigate partigiane a occupare manu militari piazze e prefetture poi consegnate ai carri armati alleati.

La liberazione della sua città venne riconosciuta a Bulow con una medaglia d’oro al valor militare dagli stessi generali della VIII Armata anglosassone. A guerra terminata Boldrini dovette subire un processo perché accusato dell’uccisione di alcune decine di militari e civili aderenti alla Repubblica di Salò avvenuta in un paese del padovano. Fu scagionato e assolto. Partecipò come parlamentare all’Assemblea Costituente e alla creazione di quei princìpi costituzionali che nella giornata odierna compiono sessant’anni. Anche a questo Padre della Patria sia lieve la terra.

23 gennaio 2008

Enrico Campofreda