domenica, settembre 24, 2006

Via le truppe italiane

venerdì, settembre 22, 2006

¡ALTO A LA DESTRUCCION DE LOS MURALES DE SANTA MARIA DE LOS ANGELES!

Ho ricevuto da parte dell'Ass. Italia-Nicaragua un'email per salvaguardare ed evitare la distruzione dei murales della chiesa di Santa Maria de los Angeles a Managua, Nicaragua.
Ve la incollo qua sotto, non dimenticate di mandare email per difendere questi murales che come sempre nascono dalla rivoluzione, che significa anche arte e cultura, e muoiono con i modelli dittatoriali imposti dal capitalismo-imperialismo. Viva Nicaragua Libre!


Cari amici
chiedo a tutti una mano per evitare la definitiva distruzione dei murales della chiesa di Santa Maria de los Angeles, a Managua, uno dei maggiori esempi di arte sacra latinoamericana ispirata alla teologia della liberazione e alla opzione per i poveri.
Da qualche mese avevo iniziato una campagna per raccogliere fondi per il loro restauro. ve ne avevo informato nello yahoo group. Ma ora la situazione sta precipitando perchè il parroco ha ricevuto dei soldi all'amministrazione comunale di Managua e ha iniziato i lavori di ristrutturazione del tetto senza preoccuparsi di danneggiare definitivamente le opere d'arte.
Per bloccare tutto stiamo avviando una campagna di pressione in difesa della "cattedrale dei poveri", attraverso appelli su cui si stanno raccogliendo le firme di parlamentari italiani ed europei e lettere da inviare al parroco, al ministro della cultura, al direttore dell'Istituto nazionale di cultura e alla direttrice della Direzione generale del patrimonio culturale (I murales sono stati dichiarati patrimonio nazionale nel 1990). Se volete vederli potete andare sul sito del pittore italiano www.sergiomichilini.com, cliccare su opere, poi su Nicaragua e infine su Santa maria de los Angeles.
Vi chiedo di inviare la lettera qua sotto riportata ai quattro indirizzi e-mail di seguito (+ quello del pittore Michilini per conoscenza). Basta copiarli in "a" di un messaggio e poi copiare nel messaggio la lettera (senza la traduzione) indicando i propri dati. E vi chiedo di girarla, chiedendo di fare lo stesso a chi conoscete. Vi ringrazio molto!!!!!!!!!!!!! Spero si riesca a evitare questo scempio.
Mauro Castagnaro

para Fray Roberto Gonzalez Abodio – parroco de Santa Maria de los Angeles

para Miguel Angel Garcia Gutierrez – ministro de Educación, Cultura y Deportes

para Julio Valle Castillo – director del Instituto Nacional de Cultura

para Roxana Castrillo – directora de la Dirección general de Patrimonio cultural


¡ALTO A LA DESTRUCCION DE LOS MURALES DE SANTA MARIA DE LOS ANGELES!


He conocido los murales de la iglesia de Santa Maria de los Angeles, declarados en 1990 Patrimonio cultural de la nación por el gobierno de Nicaragua.

Sé que este “ciclo pictórico de integración plastica” es considerado “la muestra máxima del muralismo nicaraguense” y uno de los principales ejemplos en toda America latina del arte sagrada inspirada por la opción por los pobres.

He apoyado de diferentes maneras el trabajo que el Comité italiano ha desarrollado, junto con el pintor Sergio Michilini, con la finalidad de recaudar los fondos para restaurar de forma integral esta obra de extraordinario valor artistico, historico y religioso.

Quiero ahora expresar a ustedes mi honda preocupación frente a las noticias que me llegaron desde Managua, según las cuales los trabajos empezados en agosto para el cambio del techo de la iglesia – en sì absolutamente necesarios – se están llevando a cabo de una forma muy dañina para el conjunto artistico, al punto da abrir las puertas a su definitiva destrucción.

Siendo convencido que esta sería una perdida incalculabe para Nicaragua y para la humanidad, empezando por los cristianos de todo el mundo, le pido que usted se comprometa en garantizar la conservación de esta monumental expresión de la cultura y de la fe de los nicaraguenses, sin ahorrar esfuerzos para su pronta y total restauracción.

Por eso, me parecerìa ahora indispensable llegar a un acuerdo entre il parroco, el pintor Michilini, la empresa constructora, el Instituto Nacional de Cultura, la Alcaldia de Managua y los representantes en Nicaragua del Comité italiano, asì que los trabajos de arreglo de las estructuras murarias de la iglesia puedan armonizarse con los de restauracción de su precioso patrimonio artistico.




………………… (nome e cognome)

………………… (indirizzo)

………………….(cap, comune, provincia)

Italia

………………….(email)




TRADUZIONE

Ho conosciuto i murales della chiesa di Santa Maria de los Angeles, dichiarati nel 1990 Patrimonio culturale della nazione dal governo del Nicaragua. So che questo “ciclo pittorico di integrazione plastica, è considerato “la massima espressione del muralismo nicaraguense” e uno dei principali esempi in tutta l’America latina dell’arte sacra ispirata dall’opzione per i poveri. Ho appoggiato in varie forme il lavoro che il Comitato italiano ha sviluppato, insieme al pittore Sergio Michilini, allo scopo di raccogliere i fondi per restaurare integralmente quest’opera di straordinario valore artistico, storico e religioso. Voglio ora esprimervi la mia profonda preoccupazione di fronte alle notizie giuntemi da Managua, secondo le quali i lavori iniziati in agosto per cambiare il tetto – di per sé assolutamente necessari – si stanno attuando in modo molto dannoso per il complesso artistico, al punto da aprire le porte alla sua definitiva distruzione. Essendo convinto che questa sarebbe una perdita incalcolabile per il Nicaragua e per l’umanità, a cominciare dai cristiani di tutto il mondo, le chiedo di impegnarsi a garantire la tutela di questa monumentale espressione della cultura e della fede dei nicaraguensi, senza risparmiare sforzi in vista del suo rapido e completo restauro. Perciò mi parrebbe ora indispensabile giungere a un’intesa tra il parroco, il pittore Michilini, l’impresa edile, l’Istituto di cultura, il Comune di Managua y i rappresentanti in Nicaragua del Comitato italiano, in modo che i lavori di sistemazione delle strutture murarie della chiesa possano armonizzarsi con quelli di restauro del suo prezioso patrimonio artistico.

lunedì, settembre 18, 2006

Povera Oriana


Inganno Globale

Persegui la Verità, ma diffida da chi dice di averla trovata. (Tertulliano)

E' difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità. (Albert Eistein)



Dopo ben sei anni mi chiedo come sia possibile che la maggioranza dei cittadini mondiali creda ancora che l'attentato agli Stati Uniti d'America dell'11 settembre 2001 sia opera di Bin Laden & Co.
Come è possibile credere alle mille balle che ci hanno raccontato?
Dove sono le risposte alle centinaia di domande che smontano pezzo per pezzo la tesi ufficiale sugli attentati?
In Italia è uscito un nuovo film, credo che sia il più completo di quelli che ho visto, realizzato da Massimo Mazzuco di www.luogocomune.net, dal titolo Inganno Globale:

il DVD lo potete comprare da qui
per conoscere o approfondire i dubbi che si hanno sugli attentati potete andare qui
per vedere il filmato on-line cliccate qui
per scaricarlo cliccate qui

buona visione!

venerdì, settembre 15, 2006

L'ALLEGRA BRIGATA



Ho ricevuto attraverso la lista JUGOINFO curata dai componenti del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia (CNJ), http://www.cnj.it
questa interessante email riguardante la missione di "Pace" in Libano approvata anche da quelle parte dell'attuale governo che per anni ci hanno affiancato nelle piazze italiane a manifestare contro la guerra e contro l'imperialismo!!
Una sola parola mi viene da dirgli: PAGLIACCI!!

L'ALLEGRA BRIGATA

La Brigata "Folgore" andrà in Libano per la missione di "Pace"... con una lunga storia alle spalle!!!

Per capirci la girovaga Brigata Folgore è quella della precedente missione di "Pace" in Somalia.

I "nostri" soldati vennero sorpresi a torturare un ragazzo somalo con elettrodi sui genitali ed a stuprare, in gruppo, una donna somala con l'aiuto di una bomba illuminante cosparsa di marmellata.

Per visionare http://italy.indymedia.org/news/2004/05/543177.php

Edoardo Magnone

PS. L'articolo è stato scritto nel lontano 1999 ma vale la pena riprenderlo perchè rende l'idea sulla goliardica Brigata Folgore. Da aggiungere solo che i reati di tortura e violenza carnale furono dichiarati tutti prescritti, Carmine Fiore e Bruno Loi furono reintegrati e, naturalmente, promossi.... Saranno già in Libano?

Da "Umanità Nova" n.26 del 5 settembre 1999

Folgore 1997/1999: Incidenti mortali, scandali e nonnismo.

Sulla "Folgore" si potrebbe scrivere un libro. Per mancanza di spazio però ci limiteremo a analizzare gli avvenimenti di questo corpo dopo le clamorose denuncie sulle torture compiute dai parà durante la missione "umanitaria" in Somalia. Questa cronistoria si commenta da sola. Da parte nostra segnaliamo solo la complicità del governo di centro-sinistra che invece di fare piazza pulita continua ad esprimere solidarietà nei confronti dei vertici militari coinvolti negli scandali. Vuoi vedere che la "Folgore" è considerata un "soggetto" pericoloso che, non si sa mai, conviene avere dalla propria parte? Potrebbe essere questa una chiave di lettura che spiega perché alla "Folgore" è permesso di fare tutto, o quasi.

5 giugno 1997: un servizio pubblicato da "Panorama" fa scoppiare lo scandalo delle torture compiute dai parà italiani durante la missione in Somalia iniziata nel 1993. Le foto e le testimonianze pubblicate parlano di torture e sevizie in stile sudamericano che confermano quanto era stato denunciato fin dal 1993 da alcuni settimanali ("Epoca" e "Avvenimenti") ma che era stato insabbiato dalla magistratura militare. Lo scandalo si allarga a macchia d'olio e la "Folgore" è sul banco degli imputati. I generali Loi e Fiore, ex comandanti dei parà e della missione sono costretti a dimettersi. Il governo decide di istituire una commissione di inchiesta, presieduta da Domenico Gallo.

20 giugno 1997: lo Stato maggiore dell'Esercito comunica "che è allo studio la sostituzione del generale Cantone" comandante della Folgore fin dai tempi della missione in Somalia e attualmente in Albania come comandante di una missione civile-militare. A sostituire Cantone viene chiamato il colonnello Celentano, che durante la missione in Somalia aveva comandato il 186mo reggimento della Folgore. A Cantone rimane però l'incarico in Albania.

23 giugno 1997: dopo essere stato interrogato dal magistrato inquirente il generale Cantone sostiene la tesi della "torbida macchinazione" contro la "Folgore".

12 luglio 1997: i genitori di tre giovani parà morti durante dei lanci effettuano un volantinaggio in occasione del giuramento di un gruppo di allievi parà dello SMIPAR di Pisa. Chiedono giustizia per i loro figli morti fra il 1994 e il 1996 per una serie di "problemi tecnici legati alla tecnica di lancio con uscita rapida ideata dal generale Loi" quando comandava la "Folgore". Per la morte dei parà la procura di Lucca ha rinviato a giudizio 21 militari fra cui lo stesso generale Loi, il generale Staccioli, il generale Rosa, il generale Jacono. Fra i rinviati anche il direttore di lancio Marco Giacomini, accusato di nonnismo per aver picchiato e costretto a fare delle flessioni prima del lancio uno dei giovani morti.

1 agosto 1997: piena stima e sostegno morale alla Brigata Folgore viene portato da Valdo Spini e dalla Commissione difesa della Camera durante un incontro con 400 fra ufficiali e sottufficiali parà svoltosi nella sede del comando della Brigata a Livorno.

9 agosto 1997: la commissione Gallo conclude i suoi lavori assolvendo i vertici della "Folgore": le torture ci sono state ma sarebbero dei "casi isolati".

17 agosto 1997: il caso delle torture si riapre per la testimonianza di un maresciallo dei carabinieri paracadutisti che rende pubblico il suo diario. Il diario costringe la commissione Gallo a riaprire l'inchiesta.

4 settembre 1997: la magistratura livornese decide di prorogare di sei mesi le indagini sull'omicidio del maresciallo della "Folgore" Marco Mandorlini, trovato morto il 13 giugno 1995 sulla scogliera livornese con colpi portati da un pugnale in uso fra i parà. Durante la missione in Somalia Mandorlini era stato il capo scorta del generale Loi.

9 ottobre 1997: il pretore di Lucca decide di unificare i procedimenti aperti per la morte durante i lanci dei tre parà.

23 marzo 1998: inizia a Lucca il processo per la morte dei tre parà che vede coinvolti 21 imputati, tutti alti gradi della "Folgore". Il processo è tutt'ora in corso.

4 aprile 1998: il comandante dello SMIPAR, gen. Nardi, e il suo vice, gen. Scalera, vengono rimossi dai loro incarichi dopo la denuncia di tre episodi di nonnismo. La decisione è stata presa dallo Stato Maggiore dell'Esercito. Il provvedimento è giustificato dal "non rispetto delle procedure" e "per non aver tempestivamente comunicato i casi di nonnismo". Fra i casi denunciati una recluta ricoverata in ospedale per aver avuto una pedata nei testicoli e un'altra costretta a bere un bicchiere di urina.

9 aprile 1998: un ex-sergente dei parà viene condannato dal tribunale di Livorno a otto mesi per "violenza aggravata continuata" nei confronti di una recluta che portata all'esasperazione si era poi suicidata.

16 aprile 1998: lo Stato maggiore dell'Esercito smentisce l'esistenza del progetto di sciogliere la "Folgore" trasferendone alcuni reparti alle Brigate Friuli, Garibaldi e Pozzuolo, pubblicato dal "Borghese".

7 maggio 1998: durante una visita all'Accademia militare di Livorno il sottosegretario della difesa Brutti dichiara che la "Folgore è uscita a testa alta dal caso Somalia".

28 maggio 1998: la commissione Gallo conclude il suo supplemento di indagine. Dopo aver confermato che le torture e le violenze ci sono state ma sono state episodiche, la commissione ammette che "talvolta l'azione di comando è risultata inadeguata o addirittura carente". La commissione ammette anche "l'ostentazione in talune unità di simboli e slogan nazisti e fascisti". Si tratta di ammissioni molto limitate che non inficiano un giudizio positivo sull'operato della missione militare italiana in Somalia.

8 giugno 1998: muore nell'Ospedale di Genova un maresciallo dello SMIPAR che il giorno prima si era schiantato sul tetto di una casa durante un lancio di addestramento.

24 giugno 1998: i familiari della vittima rivelano che una lettera anonima sostiene che il maresciallo Mandorlini è stato ucciso nella Caserma di Livorno la notte fra il 12 e il 13 giugno 1995 e solo successivamente trasportato sulla scogliera.

23 luglio 1998: nella campagna pisana viene trovato il corpo del comandante della 2^ compagnia dello SMIPAR. In serata il comando della "Folgore" dichiara che il "capitano è morto per presunto suicidio".

30 luglio 1998: in una audizione di fronte alla Commissione difesa della Camera, il ministro della difesa Andreatta sostiene che il comportamento del contingente militare in Somalia è stato carente nell'azione di comando a livello intermedio "ma non ai vertici".

27 agosto 1998: un carabinieri del GIS, le "teste di cuoio" dell'arma reclutate fra i carabinieri paracadutisti del "Tuscania" di stanza nella caserma dei parà di Livorno, si ferisce gravemente durante un'esercitazione in una fabbrica dismessa di Marina di Pisa.

4 settembre 1998: durante un lancio di addestramento ad Altopascio un maresciallo dei parà rimane attorcigliato ad un paracadute di un compagno e muore impiccato. In serata il ministero della difesa precisa che "non vi è alcuna connessione tra l'incidente e la cosiddetta tecnica di uscita rapida, tra l'altro non più in uso nell'esercito".

27 novembre 1998: due parà del reggimento Nembo rimangono gravemente feriti durante un'esercitazione a Marina di Vecchiano (LU).

11 maggio 1999: un maresciallo del "Col Moschin" viene trovato morto nel magazzino della caserma degli incursori sita a S. Rossore, alla foce dell'Arno. Viene aperta un'inchiesta: sembra che la morte sia dovuta alla caduta provocata da un malore durante un esercizio fatto "per tenersi in forma".

25 giugno 1999: a poco più di due anni di distanza dallo scoppio dello scandalo Somalia, la Commissione difesa del Senato assolve l'operato del contingente italiano considerandolo "fondamentalmente all'altezza delle nostre tradizioni e delle finalità di pace e soccorso umanitario della missione Restore Hope". La Commissione preannuncia una visita alle caserme dei parà di Livorno e Pisa al fine, come sostengono due esponenti di AN, di "esprimere ai paracadutisti la solidarietà del Parlamento".

A. V.

http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio1999/un26/art681.html

lunedì, settembre 11, 2006

L'11 Settembre che non si vuol ricordare

"Con una valigia diplomatica arrivano i dollari che finanziano scioperi e sabotaggi e valanghe di menzogne. Gli imprenditori paralizzano il Cile e negano alimenti. Non c’è altro mercato che il mercato nero. Lunghe code fa la gente cercando un pacchetto di sigarette o un chilo di zucchero. Per ottenere carne od olio occorre un miracolo della Vergine Maria.
La Democrazia Cristiana e il quotidiano "El Mercurio" dicono peste e corna del governo ed esigono, a grida, la rivolta dell’Esercito, che ormai è ora di finirla con questa tirannia rossa.
Fanno eco altre riviste e giornali e radio e canali televisivi. Il governo fa fatica a muoversi: giudici e parlamentari gli mettono i bastoni tra le ruote, mentre cospirano nelle caserme i capi militari che Allende crede leali.
In questi tempi difficili i lavoratori scoprono i segreti dell’economia. Stanno imparando che non è possibile produrre senza padroni, né trovare cibarie senza mercanti. Ma la moltitudine operaia marcia senza armi, con le mani vuote, per questo cammino di libertà.
All’orizzonte arrivano varie navi da guerra degli Stati Uniti e si esibiscono davanti alle coste cilene. E il golpe militare, tanto annunciato, avviene…
…Gli piace la buona vita. varie volte ha detto che non ha l’anima di apostolo, né condizione di martire. Ma ha anche detto che vale la pena morire per tutto ciò senza il quale non vale la pena vivere. I generali insorti esigono le sue dimissioni. Gli offrono un aereo per andarsene dal Cile. Lo avvertono che il Palazzo Presidenziale sarà bombardato da terra e aria.
Insieme a un pugno di uomini, Salvador Allende ascolta le notizie. I militari si sono impossessati di tutto il Paese. Allende si mette l’elmetto e prepara il suo fucile. Risuona lo scoppio delle prime bombe. Il Presidente parla alla radio, per l’ultima volta: -Io non mi dimetto…
(tratto da "Memoria del Fuego III – El siglo del viento" di Eduardo Galeano)
LE ULTIME PAROLE DI SALVADOR ALLENDE
(Radio Magallanes - Santiago 11 settembre 1973)
"Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui potrò dirigermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes.
Le mie parole non hanno amarezza, ma delusione. Che siano esse un castigo morale per coloro i quali hanno tradito il proprio giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo, l’ammiraglio Merino che si è autoproclamato comandante dell’Armata, più il signor Mendoza, generale vergognoso che solo ieri aveva manifestato la sua fedeltà e lealtà al Governo e che si è anche autoproclamato Direttore Generale dei Carabinieri.
Di fronte a questi fatti solo mi resta da dire ai lavoratori: io non mi dimetto!
Collocato in una transizione storica pagherò con la vita la lealtà del popolo. E vi dico che ho la certezza che il seme che abbiamo consegnato alla degna coscienza di migliaia di cileni non potrà essere abbattuto definitivamente.
Sono forti, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermeranno né con il crimine, né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli.
Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia in un uomo che è stato solo l’interprete dei grandi aneli di giustizia, che ha impegnato la propria parola per il rispetto della Costituzione e della legge e io l’ho fatto.
In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui io posso dirigermi a voi, voglio che approfittiate della lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti ai settori reazionari, hanno creato il clima affinché le Forze Armate rompessero le proprie tradizioni, che gli sono state insegnate dal generale Schneider e riaffermate dal comandante Araya, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando di riconquistare il potere, con l’aiuto di una mano esterna, per difendere le proprie imprese e i propri privilegi.
Mi dirigo a voi, soprattutto alla umile donna della nostra terra, alla contadina che ha creduto in noi, alla madre che ha conosciuto la nostra preoccupazione per i bambini.
Mi dirigo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che hanno continuato a lavorare contro la rappresaglia auspicata dai collegi di categoria, collegi classisti che hanno difeso anche le difese di una società capitalista.
Mi dirigo alla gioventù, a quelli che hanno cantato e consegnato la propria allegria e il proprio spirito di lotta.
Mi dirigo all’uomo del Cile, all’operaio che lavora di più, al contadino, all’intellettuale, a quelli che verranno perseguitati perché nel nostro paese il fascismo è già stato presente molte ore fa durante gli attentati terroristi, facendo saltare ponti, troncando i binari della rete ferroviaria, distruggendo oleodotti e gasdotti, di fronte al silenzio di chi aveva l’obbligo di procedere.
Erano complici. La storia li giudicherà.
Sicuramente Radio Magallanes verrà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non arriverà già a voi. Non importa. Continuerete ad ascoltarla. Starò sempre insieme a voi. Per lo meno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che è stato leale con la Patria.
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve lasciarsi annientare né mitragliare, ma nemmeno può farsi umiliare.
Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento cerca di imporsi. Continuate voi sapendo che, molto più presto che tardi, si apriranno nuovamente i grandi viali sui cui passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà invano. Ho la certezza che sarà almeno una lezione morale che castigherà la fellonia, la vigliaccheria e il tradimento".
"…Una grande nube nera si eleva dal palazzo in fiamme. Il presidente Allende muore al suo posto. I militari uccidono a migliaia in tutto il Cile. Il Registro Civile non annota i decessi, perché non ci stanno nei libri, ma il generale Tomàs Opazo Santander afferma che le vittime non sono più dello 0,01 per cento della popolazione, che non è un alto costo sociale e il direttore della CIA, William Colby, spiega a Washington che, grazie alle fucilazioni, il Cile sta evitando una guerra civile.
La signora Pinochet dichiara che il pianto delle madri redimerà il paese.
Occupa il potere, tutto il potere, una Giunta Militare di quattro membri, addestrati nella Scuola delle Americhe a Panama. Li comanda il generale Augusto Pinochet, professore di Geopolitica.
Suona musica marziale su uno sfondo di esplosioni e colpi di mitraglia: le radio trasmettono bandi e proclami che promettono più sangue, mentre il prezzo del rame si triplica immediatamente sul mercato mondiale.
Il poeta Pablo Neruda, moribondo, chiede notizie del terrore. Ogni tanto riesce a dormire e delira. La veglia e il sonno sono lo stesso incubo.
Da quando ha ascoltato per radio le parole di Salvador Allende, il suo degno addio, il poeta è entrato in agonia.
(tratto da "Memoria del Fuego III – El siglo del viento" di Eduardo Galeano)